Adagio (2001)
regia di Garri Bardin
Ringrazio i blogger di Occhi sulle Espressioni e Barren Illusions per avermi fatto conoscere Garri Bardin, un animatore russo che lavora in stop-motion e che lo fa in un modo impareggiabile.
I suoi lavori si riconoscono subito per la spietata critica sociale ma anche per la sua forte impronta minimalista: i suoi soggetti sono sempre rappresentati da oggetti comuni e di uso quotidiano come fiammiferi, origami e corde, che in una mente ordinaria potrebbero sembrare "senza vita" ma che nella mente stra-ordinaria di Bardin prendono vita attraverso l'uso minuzioso dello stop-motion con un uso altamente espressivo delle luci, delle ombre, dei colori, restituendoci così vaste gamme di espressioni umane che arrivano a toccare le corde più profonde nell'animo dello spettatore, come davvero pochi sanno fare nel mondo dell'animazione, sopratutto in Occidente. Il cortometraggio "Adagio" è il capolavoro di Bardin che ho preferito, eh già... perché di capolavori ne ha fatti tanti (qui nel suo canale ufficiale Youtube potete visionarne alcuni).
Il titolo del corto richiama proprio le note malinconiche dell'Adagio in sol minore composto da Tomaso Albinoni e arrangiato da Remo Giazotto, che fa da colonna sonora alle meravigliose immagini degli origami che caratterizzano il cortometraggio e che costruiscono una potente parabola sulla religione e l'intolleranza. La storia si sviluppa attraverso un gruppo di uccelli di origami grigi che simboleggiano l'umanità e quella di un uccello di origami bianco che richiama la figura di un Messia. Gli umani/origami grigi si muovono faticosamente nel bel mezzo di una tempesta e guardano con molto sospetto la presenza dell'origami bianco che gli mostra che è possibile superare facilmente il loro tortuoso cammino, nonostante la tempesta. Gli origami grigi non gli credono, rifiutano il suo messaggio di speranza e si sentono provocati dalla sua fede, così lo attaccano. L'origami bianco manifesta una resistenza soprannaturale alla loro violenza e si rialza, ma gli origami grigi continuano a colpirlo fino ad ucciderlo. L'origami bianco allora resuscita dimostrando a tutti che esiste l'eternità, i grigi a questo punto comprenderanno il loro errore e come un gruppo di fanatici religiosi lo aduleranno formando una processione, mentre tengono in mano un cartello che lo ritraggono. Sconvolgente e geniale è la sequenza finale: entra in scena un uccello di origami nero che viene notato dai grigi per il suo aspetto bizzarro e i suoi movimenti non perfettamente coordinati alla loro marcia, così viene rimproverato e isolato. L'origami nero al contrario del bianco è privo di poteri soprannaturali, perciò subisce passivamente i giudizi e le angherie dei grigi. Diviene un potente simbolo della discriminazione umana. Interessante è anche l'amara metafora umana che si cela negli origami grigi: pur avendo delle ali per poter volare rifiutano di farlo per paura della tempesta, come l'uomo quando limita la sua libertà a causa delle sue paure.
Ho appreso anche che il corto è liberamente ispirato dal racconto "Danko's Burning Heart" di Maxim Gorky. Ma forse è un particolare irrilevante come anche tutti i fiumi di parole su cui ci ho buttato sopra, godetevelo in silenzio:


