La Pivellina (2009)
regia di Tizza Covi e Rainer Frimmel
Zona di San Basilio a Roma. Un giorno Patti, un'artista circense che gestisce spettacoli di strada con il marito Walter, mentre è in cerca del proprio cane in un parco vicino al suo camper, si imbatte in una bambina di circa due anni. Anche se la bambina non parla ancora bene riesce a pronunciare il suo nome: Asia. Patti comincia sospettare che sia stata abbandonata e troverà un biglietto addosso alla bambina con su scritto che la madre tornerà a prenderla. Da quel momento Patti, con l'aiuto del marito e di Tairo (un adolescente che vive in un altro camper con la nonna), decideranno di occuparsi della bimba senza mai rinunciare alla ricerca della madre. Senza alcun dubbio Tizza Covi e Rainer Frimmel sono più che influenzati dal cinema francese, riprendono la loro piccola protagonista con la naturalezza dello sguardo di Truffaut e soprattutto con lo spiazzante realismo dei Fratelli Dardenne, lo fanno attraverso l'uso della presa diretta del sonoro, dei dialoghi essenziali, della mdp a spalla e dei lunghi pianosequenza. Forse il limite è anche questo, l'influenza stilistica dardenniana sembra prevalere sui fini narrativi del film, perché il finale amaro e aperto del film, non riesce a sorprendere più di quanto in realtà vorrebbe. Ma nonostante ciò, il film è un crescendo di emozioni perché la forza dei suoi ritratti umani, così spontanei, dolorosi, gioiosi, è vera, tangibile.
Il film rappresenta bene anche uno spaccato sociale su un mondo povero e marginale come quello circense, in netto contrasto con quello piccolo-borghese dove il pregiudizio classista domina tra i rapporti umani (Es. Tario che non viene mai invitato a casa da un suo amico). C'è anche una critica istituzionale e politica in fondo ad alcune sequenze, a questo proposito fa riflettere molto la scena in cui Tairo studia su un libro scolastico la storia della seconda guerra mondiale, dove le ideologie imperialiste e fasciste sono mostrate come una naturale disputa tra due avversari, piuttosto che uno scontro morale. Ed è così che citazioni belliciste come quella di Mussolini che enuncia «ho bisogno di qualche migliaio di morti per potermi sedere al tavolo tra i vincitori» sembrano liberamente interpretabili da chi legge. E ricordiamoci che chi le legge sono giovani ragazzi che si prestano a diventare adulti. Allora ci si chiede: ma la storia che si studia a fare se non c'è critica storico-politica?
Di una tenerezza spontanea tutte quelle sequenze in cui la piccola Asia entra in relazione con Tario e Patti, come quella in cui saltella con degli stivaloni sulle pozzanghere o quella in cui tenta di imparare le parole evocando suoni e sillabe assurde. Si giunge alla scena finale con una grande suspence e con un magone in gola per la materna pietà che suscita compositamente il rapporto tra Patti e Asia.
In sostanza "La pivellina" è una piccola perla del cinema italiano che il pubblico farebbe bene a visionare, perché anche se la sua forma non è imponente, il suo contenuto, a mio avviso, è importante.


